Proibizionismo? No, grazie!

 

Questo è un copia/incolla di un articolo dell’ Istituto Bruno Leoni il cui contenuto condivido pienamente…

La settimana scorsa, un disegno di legge irlandese per la limitazione del mercato degli alcolici ha ricevuto il plauso del commissario europeo alla salute. La proposta del governo irlandese comprenderebbe, tra i vari vincoli, l’introduzione di immagini che ammoniscano sui rischi per la salute. Come già avvenuto per le avvertenze sui pacchetti di sigarette, potrebbe rappresentare secondo il commissario europeo lo spunto per introdurre obblighi uniformi per i paesi membri.
Circa gli effetti dell’intromissione dello Stato nello stile di vita delle persone, l’esperienza del proibizionismo dovrebbe averci insegnato qualcosa: il consumo di alcol resta quello che è, in compenso cresce il contrabbando e i relativi profitti per il crimine organizzato.

Bruno Leoni, filosofo del Diritto

Bruno Leoni, filosofo del Diritto

L’imposizione di immagini «forti» sulle etichette delle bottiglie non è la stessa cosa del divieto di consumo, certamente.
Si dirà che l’uso di immagini scioccanti è destinato ad arginare l’abuso, e non il consumo. Gli effetti sanitari dell’uno, e non dell’altro. Il bicchiere di whisky la sera prima di andare a dormire non equivale a una bottiglia già lasciata a metà all’ora del cappuccino. Ci sono abitudini innocue, nella vita, che possono diventare vizi. Ma nessun vizio dovrebbe diventare un crimine. Uno Stato che ritiene, al contrario, suo dovere indirizzare le persone a un «corretto» stile di vita, imponendo divieti pubblicitari, limitando le vendite o anche solo introducendo avvertenze per la salute, non solo non ha fiducia nei suoi cittadini, nella loro capacità di autocontrollo e di discernimento, ma è convinto di sapere quel che è meglio per loro, e di doverglielo insegnare.
L’abuso di alcool può avere conseguenze spiacevoli, e indurre a comportamenti deleteri. Nel caso in cui si arrechi danni al nostro prossimo, ad occuparsene sono le norme, che già ci sono, e l’amministrazione della giustizia. Nel caso in cui si arrechi danno a se stesso, c’è la valutazione personale dei costi e dei benefici delle nostre scelte di vita.
La libertà non esiste, se non manteniamo uno spazio per decidere autonomamente, ciascuno di noi, della propria vita. Iniziative all’apparenza innocue, e senz’altro dettate dalle migliori intenzioni, quello spazio lo erodono giorno dopo giorno.

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