Un grande anfitrione

Gevrey-Chambertin 1er cruRossignol-Trapet

Gevrey-Chambertin 1er cruRossignol-Trapet

Paolo, un mio caro amico, grande avvocato e grande buongustaio, ha organizzato un pranzo per una decina di amici il cui filo conduttore era: il Bue Grasso.

L’appuntamento era per sabato scorso, 20 Gennaio, al ristorante Meridiana dove da poco si è installato lo chef Davide Cannavino : io lo conoscevo di fama ma l’avevo incontrato solo una volta e non avevo mai provato la sua cucina per cui ero molto curioso. Paolo, l’anfitrione, ha una cantina straordinaria e gli piace molto condividere con altri appassionati i grandi vini che vi conserva. Questa volta ha invitato anche me perché voleva aprire qualche magnum di rossi di Borgogna e ci teneva ad ascoltare il mio parere (non che lui ne abbia bisogno…).

Ecco, quindi, che, scappando anzitempo dal negozio di Pollaiuoli, sono riuscito a prendere due piccioni con una fava!

Gevrey-Chambertin 1er cru Denis Mortet

Gevrey-Chambertin 1er cru Denis Mortet

Per quel che concerne la cucina di Cannavino non posso che dare giudizi positivi perché, nonostante il fatto che i piatti gli fossero stati richiesti, imposti e la materia prima fornita da Paolo, è riuscito, a mio parere, a mantenere un ottimo standard qualitativo con eccellenti realizzazioni tecniche ed un uso sapiente delle erbe e delle spezie (che io gradisco assai); mi è piaciuto tantissimo un “finger-food” forse banale ma di equilibrio e gusto realmente interessante: un croissant salato, aperto e farcito di una sfoglia di fegato di merluzzo affumicato. Per caso ad esso si è abbinato un Riesling alsaziano 1998 che avevo portato io (al naso un po’ stanco ma in bocca straordinario). E poi il cubo di bue grasso con macis e elicriso: a me è piaciuto molto, altri lo hanno trovato un po’ amaro ma, si sa, tutti i gusti sono gusti. Eccellenti anche gli agnolotti ripieni di coda e non dimentichiamo un roast-beef con una cottura impeccabile e il boeuf à la bourgouignonne. Ci tornerò…

Clos des Lambrays

Clos des Lambrays

Passiamo, quindi, ai vini. Tralasciamo gli champagne Secondé e Thibault, entrambi Grands Crus, e passiamo ai rossi, tutti en magnum:

Gevrey-Chambertin Vieilles Vignes 2007 Rossignol-Trapet

Gevrey-Chambertin Premier Cru Lavaux-St. Jacques 2006 Mortet

 Clos des Lambrays 2007 Domaine des Lambrays

Gevrey-Chambertin Premier Cru Clos St. Jacques 2007 Esmonin

Quindi: un’ appellation village, due premier cru sempre dello stesso villaggio e un grand cru di Morey-St.Denis, villaggio attiguo. ovviamente tutti pinot neri.

Il primo è un vino “bio” e, in tutta franchezza, nonostante fosse vinificato molto bene, l’ho trovato magro e spigoloso, con un’acidità marcata (e anche un po’ sgradevole).

Così ho buttato lì la prima questione: Bio o non Bio?

Gevrey-Chambertin 1er cru Esmonin

Gevrey-Chambertin 1er cru Esmonin

Il secondo ha una vinificazione moderna, innovativa, quella che ha reso famoso Denis Mortet: lo si vede anche dal colore che è scuro, intenso, profondo; nulla a che fare con i colori leggeri, scarichi della Borgogna tradizionale. In bocca senti dei frutti neri maturi altrettanto inusuali per questi vini; sembrava di bere del vino del Rodano…

Ed ecco la seconda questione: Tradizione o Innovazione, ovverosia: la vigna o il mercato?

Sicuramente più interessante il terzo che è un Grand Cru più “rassicurante” perché ha delle caratteristiche alle quali i bevitori di Borgogna sono più abituati: notevole.

Ma è il quarto quello ho trovato più avvincente con una bella struttura che non perde di vista l’eleganza, peccato che fosse così giovane…

Vedremo, nei prossimi post, di approfondire le due questioni. Se avrete la pazienza di continuare a leggermi…

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