Cenno storico
La viticoltura dell'Alto Adige è antica come la storia della terra che la esprime. Reperti di semi di uva, venuti alla luce in strati archeologici dell'età del ferro, dimostrano come, nelle valli dell'Adige e dell'Isarco, la vite fosse conosciuta già molto prima dell'avvento dei Romani. Nel medioevo, decisivi miglioramenti furono apportati dai monasteri teutonici. Questa attività economica assunse grande importanza ai tempi di Carlomagno, quando dodici Vescovati e sessanta Conventi della Germania meridionale presero a rifornirsi di vino in Sudtirolo.

Superficie vitata e struttura aziendale
La nostra viticoltura raggiunse la maggiore estensione (oltre 10.000 ettari) all'inizio del nostro secolo. Ma l'Alto Adige, nel frattempo, era divenuto il maggior fornitore di vini rossi per l'Austria ed una considerevole esportazione si era diretta anche a Germania e Svizzera. Circa 320.000 ettolitri, vale a dire il 60% della produzione di allora, erano cioè venduti fuori Provincia.
Oggi, la superficie vitata si è invece ridotta a quasi la metà, con un'estensione di circa 5.100 ettari. Le ragioni di questa contrazione sono da ricercare da un lato negli avvenimenti storici, dall'altro nell'espansione sia della frutticoltura che dell'urbanizzazione.
La viticoltura intensiva occupa quindi, oggi, quasi esclusivamente, i pendii e le colline nella valle dell'Adige, tra Merano e Salorno, e nella valle dell'Isarco tra Bolzano e Bressanone. Solo la zona del Lagrein di Gries e quella dei vini bianchi di Salorno si trovano in pianura; qui, infatti, terreni caldi e permeabili, i più adatti alla viticoltura, garantiscono la produzione di vini di alta qualità.

La viticoltura, è insomma un'importantissima attività produttiva e commerciale in ben 52 dei 116 comuni altoatesini.
Anche se i comuni vitivinicoli in senso stretto sono da considerarsi soprattutto quelli di Appiano, Caldaro, Bolzano, Cortaccia, Termeno, Salorno, Magré all'Adige, Egna e Terlano: sul cui territorio è appunto concentrata il 78% dell'intera superficie vitata dell'Alto Adige.
Da un punto di vista strutturale, il panorama vitivinicolo dell'Alto Adige è un mosaico di 5.000 aziende individuali, che danno lavoro a circa 10.000 persone. Frequente è il loro abbinamento alla frutticoltura, talora anche all'allevamento di bestiame ed al turismo. Ed è in questo modo che anche aziende di dimensioni così ridotte possono sopravvivere.

I vitigni
Alla nota e spesso decantata varietà del paesaggio altoatesino corrisponde quella varietà altrettanto ampia di uve che, nel corso dei secoli, ha contribuito alla fama di questa nostra terra del vino. Una ricchezza di vitigni che è, senza dubbio, il risultato di condizioni climatiche eccezionalmente favorevoli alla viticoltura. Certamente anche i terreni soffici, ben aerati, e che si scaldano quindi facilmente, contribuiscono ad una migliore crescita delle viti, assicurando così una costante ed elevata qualità dei vini prodotti.
Vitigni autoctoni di grande rilievo sono la Schiava, il Lagrein ed il Traminer Aromatico. Anche se da più di un secolo, in Alto Adige, si coltivano i più celebri vitigni di origine bordolese, borgognona e renana: Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc, Malvasia Rosso, Pinot Bianco e Chardonnay, Pinot Grigio, Silvaner, Riesling Renano, Riesling Italico, Sauvignon, Veltliner Verde, Moscato Giallo e Moscato Rosa. In questa vasta gamma, si inserisce inoltre il Müller-Thurgau, ampelograficamente Riesling x Silvaner mentre altre nuove varietà, come ad esempio il Kerner, sono attualmente in fase di sperimentazione.
L'uva Schiava - con le sottovarietà Schiava Grossa e Schiava Nobile, Schiava Media, Schiava Gentile e Schiava Tschaggele - costituisce il 57% della produzione ed è, quindi, la varietà più rappresentata e importante dell'Alto Adige. Seguono il Lagrein con il 6%, il Pinot Nero con il 4%, il Pinot Bianco e lo Chardonnay con il 17%, il Pinot Grigio con il 4%, il Silvaner e il Traminer Aromatico con il 2% ciascuno.

Tipi di vino e quantità prodotte
La produzione vinicola annuale dell'Alto Adige oscilla tra i 400.000 ed i 500.000 ettolitri. Il 70% è rappresentato da vini rossi, il 30% da bianchi. L'uva di base per la maggior quantità dei vini rossi - ad esempio il "Caldaro", il "Santa Maddalena", il "Meranese", il "Colli di Bolzano", la "Schiava Altoatesina" - è appunto la Schiava. La zona di produzione, il terreno ed il clima conferiscono poi, a questi vini, caratteristiche organolettiche e corposità molto diverse. I vini citati costituiscono complessivamente il 57% della produzione vinicola altoatesina. Gli altri vini rossi - come il Lagrein, il Pinot Nero, il Merlot, il Cabernet, il Malvasia ed il Moscato Rosa - ne rappresentano il 12%.
Fra i bianchi predominano per quantità il Pinot Bianco e lo Chardonnay, che costituiscono il 17% della produzione totale. Il rimanente 13% è dato dalle varietà Traminer Aromatico, Pinot Grigio, Riesling Renano, Silvaner, Müller-Thurgau, Riesling Italico, Sauvignon, Veltliner e Moscato Giallo. I vini bianchi e rossi che corrispondono ai requisiti qualitativi richiesti, vengono immessi sul mercato con le denominazioni di origine "Alto Adige", "Terlano", e "Val d'Isarco".