É difficile parlare della Toscana vinicola senza cadere nel banale e nello scontato: vorremmo solo sottolineare la straordinaria capacità innovativa dei vignaioli grandi e piccoli di questa regione che, scrollatisi di dosso l'accidia ottusa che aveva portato ai tremendi risultati degli anni 60/70, hanno saputo imboccare una strada tutt'affatto nuova e luminosa. Abbiamo così assistito da una parte ad un rinnovamento del vino più tradizionale e conosciuto cioè il CHIANTI e dall'altra ad un moltiplicarsi di nuovi impianti che non sono più solo dei temerari tentativi ma delle sicure realtà, di quest'ultime parleremo, però, un'altra volta: concentriamoci sul CHIANTI.
Come ben si sa esso fu codificato in termini aundipresso uguali a quelli attuali dal Barone Bettino Ricasoli, che fu il primo Presidente del Consiglio del Regno d'Italia nel 1861: si tratta sostanzialmente di un uvaggio di quattro uve e cioè Canaiolo, Trebbiano, Malvasia e Sangiovese; negli ultimi anni quest'ultima ha assunto una prevalenza via via più marcata rispetto alle altre, permettendo così di ottenere dei vini di maggior struttura e complessità. É ovvio, di converso, che i vini che contengono una più alta percentuale di uve a bacca bianca avranno caratteristiche di maggiore bevibilità e leggerezza.
Tutto ciò permette di scegliere fra innumerevoli tipi di vino diversi fra loro e con caratteristiche individualmente peculiari che li rendono, secondo i gusti, adatti ad ogni palato e ad ogni circistanza.
Il Chianti è il tipico vino generoso da tutto pasto che accompagna i piatti tradizionali toscani dalla ribollita alla fiorentina fino al sopraffino pecorino di Pienza, permettendo così di non cambiare "bevanda" durante il pasto.
É lecito affermare che dal punto di vista pratico, il Chianti è estremamente interessante perché riesce a coniugare una ottima qualità con dei prezzi che sono sempre molto contenuti: è quindi utile soffermarsi con attenzione a considerare gli scaffali che, nelle enoteche, propongono i diversi tipi di questo vino.